La storia mezzadrile di Trequanda
In Toscana la mezzadria è stata per secoli
la forma principale di contratto agrario, a partire
dall'epoca medioevale in cui i mercanti arricchitisi
con il commercio, investivano in grandi estensioni
di terreno. La riforma del Granduca Pietro Leopoldo
nel 1777, favorì ancor più la concentrazione
della grande proprietà terriera in poche
mani e di riflesso, l’estensione dei contratti
mezzadrili.
Il mezzadro lavorava la terra del proprietario,
che acquistava gli attrezzi ed il bestiame, col
patto di ripartire in ogni caso gli utili e le eventuali
perdite dei capi. Il costo delle sementi era diviso
a metà tra il proprietario ed il contadino,
così come il raccolto.
Era il cappoccia a stipulare il contratto per l’intera
famiglia ma il padrone aveva la facoltà di
disdetta annuale. La famiglia del mezzadro era molto
numerosa, talvolta fino a trenta persone e poiché
traeva il suo sostentamento unicamente dal podere,
aveva la necessità di diversificare le culture:
cereali, foraggio per gli animali, il vigneto, l’oliveto,
l’orto, a cui si aggiungeva l’allevamento
di maiali, conigli e pollame.
Certi studiosi sostengono che la mezzadria fosse
un residuo feudale, una moderna forma di servitù
della gleba a causa dell’inferiorità
del contadino rispetto al proprietario. Altri ritengono
che questa forma di conduzione agraria avesse la
funzione positiva di smussare il conflitto sociale
e di conservare pacificamente l’ordine esistente.
Il lavoro nei campi, prima della diffusione delle
macchine agricole, era molto faticoso e si prolungava
dall’alba al tramonto. Il raccolto era soggetto
a gravi imprevisti coma la grandine, il gelo, la
siccità. Il contratto mezzadrile spesso prevedeva
che le donne, oltre a quello dei campi, svolgessero
lavoro domestico nella casa padronale.
L’esodo dei coloni dalla campagna verso le
zone industriali ed urbanizzate, avvenuto negli
anni 50, ha dissolto la mezzadria prima ancora che
la legge stabilisse ripartizioni più eque
dei raccolti. Nemmeno la terra in regalo, nemmeno
i crediti o altre provvidenze economiche sarebbero
riuscite a trattenere i mezzadri nelle campagne,
perché la crisi della mezzadria non era soltanto
di natura economica. Infatti dopo la guerra oltre
allo sviluppo industriale che attraeva soprattutto
i giovani per i salari sicuri e per un modo di vivere
più confortevole, si andava affermando un
nuovo modello di famiglia, quella nucleare rispetto
a quella allargata. La famiglia patriarcale allargata
si frantumò si formarono nuclei familiari
separati e nuove professioni sia nell’industria
che nell’artigianato e nel commercio.
Le campagne allora si spopolarono e per l’impossibilità
di trovare chi lavorasse la terra, i proprietari
vendettero a basso prezzo grandi estensioni di terreno,
acquistato in queste zone da pastori per l’allevamento
delle pecore.
Con il tempo il commercio del latte e degli agnelli
è stato affiancato alla produzione del formaggio
pecorino.